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Speleo Club Nuxis - Sa Marchesa

COMMEMORAZIONE MONUMENTO PER I MORTI NELLA MINIERA "SA MARCHESA" A NUXIS

Lo Speleo Club Nuxis in data sabato 11 Maggio dalle ore 10:00 organizza a Nuxis presso la sede dello Speleo Club, nell’ex miniera Sa Marchesa, in località Acquacadda, la manifestazione "Per non dimenticare i lavoratori morti nella miniera Sa Marchesa". L’evento è stato organizzato per ricordare sei minatori deceduti nel compimento del proprio lavoro in diversi anni. I primi due morirono assieme nel 1955 furono, Giovanni Efisio Obino di Domusnovas e Paolino Nonnis di Rio Murtas a causa dello scoppio di una mina. Nel 1959 perse la vita Raffaele Mei di Pesus a seguito del cedimento della ripiena di una "bodola". Nel 1960 toccò a Efisio Fois di Nuxis anch’esso per scoppio di una mina e nel 1969 morirono Francesco Cadoni di Terrubia e Giuseppe Cau di Narcao per intossicazione da ossido di carbonio. Durante la cerimonia verrà inaugurato il monumento commemorativo in loro onore, al quale parteciperanno diverse autorità

 

STORIA DELLA MINIERA "SA MARCHESA"

 La miniera di Sa Marchesa, assieme a quella di Rosas è stata una delle realtà minerarie più significative del Basso Sulcis ed ha influenzato per svariati decenni l’economia dell’area. Essa si trova nel comune di Nuxis nella frazione di Acquacadda. I primi documenti attestanti l’origine della miniera risalgono al 1880, quando venne rilasciata al Cavalier Gavino Scano, al Cavalier Innocenzo Cannas e soci la concessione per l’esplorazione di minerali di piombo e zinco. Dopo una prima indagine l’attività mineraria si interruppe per poi riprendere con una concessione nel 1881. Il materiale veniva estratto e portato a Porto Botte mediante carri a buoi. L’attività vera e propria prese inizio nel 1882, quando Leon Gouin, rappresentante della Società Hilarion Roux di Marsiglia, ottenne la concessione per minerali di piombo, rame e argento, in realtà si trattava di tre miniere differenti, tra cui Montixeddu-Su de Is Melas,Monte Sa Iva (Ira), Riu Cannoni, per un’estensione di oltre 370 ettari. I primi scavi avvenivano a cielo aperto. Nel 1883 venne impiantata una laveria (oggi conosciuta coma "Laveria dei francesi", composta da cinque crivelli a tre scompartimenti e due classificatori; tutto l’impianto era azionato da una macchina a vapore di 12 cavalli, delineandosi come vera e propria attività industriale. Nel 1884 a causa di una crisi economica inerente la vendita dei metalli produsse una forte battuta d’arresto, per cui la Società dichiarò fallimento chiudendo così la miniera, che rimase inattiva sino al 1887. A causa dell’interruzione nel 1889, tramite un D.M. venne formulata un’ingiunzione ai concessionari affinchè riprendessero i lavori, cosa che non avvenne, per cui la concessione venne revocata. Nel 1891, passò all’Ingegnere belga Emilio Jacob. Nel 1898 fu ceduta assieme alla miniera di Truba Niedda alla Societè Anonyme di Liegi. Nel 1899, si ebbero ulteriori difficoltà nell’arricchimento tanto da modificarne le operazioni. Nel 1904 la Società vendette la miniera all’Ingegner Karl William Wright che nel 1908 la cedette alla Società Anonima di Domusnovas. Ai primi del ‘900 i lavori si concentrarono nelle gallerie Leone, Mannu e Ilario oltre che negli scavi Colomba e Trinità, dove si alternarono periodi di attività ad altri di interruzione uno dei quali dovuto al primo conflitto mondiale. I lavori ripresero nel 1923 con risultati poco apprezzabili. Nel 1930 la miniera fu acquistata dalla Società Miniere di Rosas che gestiva altre miniere vicine per cui i minerali vennero trattati nella laveria di Rosas. Nel 1936 a Sa Marchesa vennero ripresi i lavori con esito soddisfacente per poi interrompersi nuovamente a seguito della seconda guerra mondiale. Nel 1946 si tentò una ripresa dei lavori grazie al potenziamento degli impianti di Rosas. Nel 1951 la miniera divenne proprietà dell’ AMMI S.p.A., oltre che prelevare i minerali dalle discariche per essere nuovamente trattati, portò avanti i lavori nel settore NW della concessione. Nella miniera di Sa Marchesa si coltivavano corpi mineralizzati discontinui, la cui vicinanza le facevano somigliare ad un filone mineralizzato a solfuri lungo quasi due chilometri in direzione NW al contatto tra il calcare ceroide della "Formazione di Gonnesa" e il calcare nodulare della "Formazione di Campo Pisano". Nel 1965 vennero realizzati un pozzo munito di castello, sala operativa e argano per il transito della gabbie e cinque livelli per uno sviluppo complessivo di circa due chilometri. Dopo alterne vicende la miniera chiuse definitivamente nel 1982. 

 

 

LE VICENDE

Gli ambienti nei quali operavano i minatori non erano, per quanto riguarda la sicurezza molto adeguati, infatti anche questa miniera non è stata esente da tragedie, fenomeno che purtroppo ha funestato le miniere della Sardegna. I minatori che vengono ricordati nella manifestazione e in modo particolare dal monumento sono deceduti per cause differenti. Nel 1955 persero la vita nel cantiere Marchesa Nord Ovest Giovanni Efisio Obino di Domusnovas e Paolino Nonnis di Rio Murtas a seguito dello scoppio di una mina, le cariche sarebbero state innescate con micce a lenta combustione, o a causa di una partita di esplosivo andata a male o per motivi i due sono stati travolti uno sicuramente dallo scoppio e il secondo dall’onda d’urto dell’esplosione. Nel 1959 morì sempre nello stesso cantiere Raffaele Mei di Pesus a seguito del cedimento della ripiena di una "bodola" o fornello, infatti in quel periodo si usava effettuare la volata sulla parte alta del fornello che depositava il materiale colmando lo stesso. La roccia frammentata fungeva da pavimento per l’operatore che doveva continuare la perforazione, forse il mancato assestamento del materiale ha permesso l’attivazione della frana e di conseguenza la caduta nel fondo della bodola sulla quale stava lavorando. Successivamente nel febbraio del 1960 perì il minatore di Nuxis Efisio Fois, sempre nel cantiere di Marchesa Nord Ovest, anch’esso per esplosione di una mina durante la preparazione di una volata. In ordine cronologico, nel 1969 sempre nello stesso cantiere persero la vita Francesco Cadoni e Giuseppe Cau, a seguito di intossicazione per esalazioni di ossido di carbonio. In questo caso molto probabilmente a seguito di una volata precedente si era depositato materiale di rimonta, l’esplosione aveva sicuramente depositato monossido di carbonio che essendo più pesante stava sul fondo della piccola galleria. A seguito del successivo spostamento del materiale di rimonta si è sprigionato il gas che li ha intossicati, il primo è stato trovato poggiato su un recipiente metallico (trambulana) e il secondo è caduto all’interno del fornello che fiancheggiava la galleria nella quale stavano operando. Dopo quest’ultimo incidente venne sospesa da parte dell’AMMI Sarda l’attività di estrazione nel cantiere Marchesa Nord Ovest e i lavori vennero trasferiti a Marchesa Sud Est o Casetta Bianca, nel quale venne costruito il pozzo da parte di personale specializzato proveniente dalla Polonia e acquistati macchinari dalla Germania. Nel cantiere si lavorò per altri sei anni, dopo del quale nell’autunno del 1979 venne chiuso. In seguito furono effettuati solo lavori di ricerca e manutenzione. I lavoratori che hanno perso la vita nello svolgimento dell’attività mineraria erano molto giovani, infatti in ordine cronologico Obino aveva 31 anni, Nonnis 42, Mei 29 anni e Fois non li aveva ancora compiuti. Per ultimi, Cau ne aveva 37, mentre Cadoni 36.

 Roberto Curreli